Pubblicato in: Ferite

Macerie

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Era il silenzio a dare senso a tutto in quei giorni spaventosi.

L’estate se n’era andata altrove, incapace di reggere il peso di quel cielo sempre più gravido di incognite.

Avrebbe voluto andarsene anche lui, rintanarsi in un buco scavato nel ventre della terra e sperare di trovare pace nell’oblìo.

Sentiva che ogni singolo pezzo di sé si stava sgretolando, corroso non solo dal dolore della perdita, ma soprattutto da dalla lama affilata dei rimorsi.

Suo padre non c’era più, ma la stanza adesso era infestata dai ricordi di un affetto denutrito che gli aveva lasciato dentro graffi e cicatrici, esplosioni e macerie e mai un senso di vera compiutezza.

Sonia Barsanti

 

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Pubblicato in: istantanee

L’uomo e il violino

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Lo chiamavano il Vecchio, senza tante cerimonie. Di giorno stava seduto su una stuola, all’ingresso del centro commerciale e intratteneva i passanti suonando il suo violino. Di notte, dopo aver consumato un pasto caldo alla mensa dei poveri del quartiere, girovagava fino al parco per sistemarsi al riparo sotto lo scivolo per bambini. Era uno dei tanti invisibili che le disgrazie della vita avevano piegato.
Quella notte di febbraio il gelo era una mano trasparente pronta a strozzarlo.
Si sistemò su un pezzo di cartone e si coprì con la coperta di lana che gli avevano dato alcuni volontari l’ultima volta che era stato ricoverato al pronto soccorso.
Nessuno sapeva niente di lui, né il suo nome, né la sua età perché fermarsi a parlargli, a tenergli compagnia, era impensabile per le famiglie per bene che frequentavano il parco.
Era soltanto un barbone.
Quando la mattina seguente fu ritrovato senza vita, ancora stretto al suo violino, nessuno fiatò. Nessuno si impressionò di fronte a quell’uomo assiderato che aveva perso tutto, lavoro, casa e famiglia tre anni prima e si era ritrovato a vivere per strada, in quella giungla caotica e crudele, accarezzato solo dal suono del violino, suo unico e ultimo compagno nelle avversità.
Sonia Barsanti
 
Pubblicato in: Il grido

Il branco

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L’ultimo calcio arriva inaspettato dritto nel fianco.
Samuel non sente più niente per un secondo, poi il dolore si scarica in tutto il suo corpo fino a fargli  perdere il fiato.
Boccheggia in cerca d’aria e allunga d’istinto le braccia in avanti mentre cade per difendere il viso.
Gli auricolari dell’ mp3 scivolano giù poco prima di lui. La musica ancora accesa durante la ricreazione.
Il pavimento del corridoio sudicio e freddo. Il rosso si espande sotto di lui come un’ombra liquida.
Tonfi di passi che si allontanano correndo e urla che rimbombano sempre più confuse, come tuoni inghiottiti da imminenti temporali.
Vorrebbe gridare aiuto, avrebbe voluto evitare il branco. Sapersi difendere da un branco di belve adolescenti accanite per scherzo malvagio, per scellerato passatempo.
Tutto intorno, sigillati nei gelidi bozzoli di un’ indifferenza che diventa normalità, gli altri, coloro che permettono al male di agire, senza contrastarlo. Lo nutrono con il silenzio.
Gli altri che adesso osservano con incredulità quel ragazzo pestato a sangue giacere inerme  a terra più morto che vivo. Uno di loro estrae il telefonino dalla tasca della felpa e svelto scatta una foto, immortalando l’inferno. Sul quel viso di ragazzo si fa strada un ghigno malato.
Sonia Barsanti
(Pubblicato sulla rivista Writers)
Pubblicato in: Oltre (con gli occhi di una donna)

Oltre (con gli occhi di una donna)

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Oltre (con gli occhi di una donna) è la mia prima silloge poetica pubblicata da Cinquemarzo Edizioni.

Suddivisa in quattro sezioni (Sensi, Crepe, Un’altra dimensione, Guarigione) il libro è una sorta di percorso interiore: dalle turbolenze dei sentimenti e delle vicissitudini della vita si giunge metaforicamente alla comprensione di ciò che ci ha trasformati e resi quello che siamo.

Creature in cammino, fragili come tracce sulla sabbia eppure capaci di rigenerarci dopo le avversità. Anzi, è proprio dalle crepe interiori che custodiamo che è possibile riappropriarci della bellezza e della delicatezza del nostro essere più profondo. Alla Poesia il compito di rimarginare ferite, cristallizzare ricordi, dar voce a tutte le sensazioni che ci attraversano.

La Natura tutta è più che mai presente e viva; dalle libellule, verdi schegge alate, al silenzio delle montagne, dall’acqua che vibrante risuona, e incessante, su terre moribonde al barbagianni che tace, ormai lontano. Tra i versi anche il grido di un paesaggio troppo spesso ferito, deturpato, profanato: intricate radici/ agonizzanti alla luce/ come mani verso l’alto levate.

La profondità dell’Amore in diverse sfaccettature, dalla passione che sconvolge i sensi alla profondità e alla forza di un bene che salva l’anima e diventa essenziale come una stella che guida.

 

Chi avesse piacere di leggerlo può contattarmi anche al seguente indirizzo e-mail: sbverdesperanza@gmail.com o visitare il sito:

http://cinquemarzolibri.net/index.php?id_category=3&controller=category&id_lang=6

 

Sonia Barsanti

 

 

 

Pubblicato in: Sogni

Conchiglia

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Prendere fiato e chiudere gli occhi subito prima di immergersi per cercare di raggiungere quella conchiglia che emerge in parte dal fondale con i suoi colori e le sue asperità.

Toccarla e sentirla tra le dita.

Rubarla al suo habitat per il tuo desiderio che diventa bramosia di possesso.

Stai riemergendo ma un’onda ti sovrasta e ti abbandoni, ti lasci confondere dall’abbraccio salato dell’acqua.

Poi torni su a respirare, e solo allora t’accorgi che la conchiglia ti è scivolata via di mano.

Precipita giù con la grazia di un volo di silenzi e trasparenze.

Giù in quella dimensione azzurra che non sarà mai la tua e per un istante invidi la sua natura misteriosa, quella di chi appartiene agli abissi e alle maree come le alghe, i coralli e il canto delle balene.

Sonia Barsanti

Pubblicato in: La mia terra

Reduce

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Si lacera la notte.

La sua pelle buia s’insanguina di tinte intense. Strie d’arancio sgorgano copiose, intrecciandosi a esplosioni di giallo acceso.

Il giorno neonato si macchia ancora una volta di bagliori indicibili. È il reduce, l’eroe ferito della lotta silenziosa e magnifica che all’alba sconvolge il cielo.

Sonia Barsanti

 

Pubblicato in: Il passo delle stagioni

Frammenti di cristallo

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Non so se si possa sentire profondamente qualcuno senza che ti entri sotto la pelle, senza che ti si accoccoli nella parte più buia di te, impedire che lì trovi casa e che porti luce. Non lo so.

Questa musica è aria di campi verdi e gialli baciati dalle giornate d’autunno, quelle giornate così belle che fanno invidia all’estate.

La limpidezza, la purezza dei ruscelli d’alta quota, riesci a percepirle?

Acqua che scivola tra le rocce: le accarezza e le spezza nei decenni a venire.

L’ombra della quercia che si allunga nel tramonto, il passo furtivo della volpe, il capriolo veloce che si allontana nel fitto del bosco odoroso di cambio di stagione.

È un canto di luce, di bellezza, di meraviglia e dolcissima attesa di pace.

È come un ritorno a casa dopo un lungo viaggio. Sa un po’ di nostalgia per qualcosa che ci ha toccato e non si è fermato, ma porta in sé vento nuovo.

Ti sento.

Stanno brillando a quella luce che hai dentro, i tuoi frammenti di cristallo.

 

Sonia Barsanti