Pubblicato in: Storie di animali

Roba da gatti (epilogo)

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Alla fine del famigerato ratto non si è più avuto notizia, e questo ci ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo. In ogni caso siamo pronti ad affrontare qualsiasi pericolo che ci verrà a far visita.

Sofia sta bene e le cucciole crescono una più birbante dell’altra, ma noi le adoriamo! Brezza poi ha una marcia in più!

Thelma e Louise continuano ad azzuffarsi con regolarità per i motivi più futili. Resta comunque il fatto che siano due rosse da urlo, ma non ditelo a Sofia altrimenti mi graffia!

Il Cieco sta scrivendo un’autobiografia o meglio, siccome ci vede quanto una talpa miope, ha avuto la brillante idea di dettare tutto al sottoscritto: capitoli e capitoli di storie e avventure dei suoi tempi e, quando perde il filo o si dimentica qualcosa, brontola per ore. Mi è capitata proprio una bella gatta da pelare…

A nonna Rosina è stato diagnosticato un disturbo strano, shopping compulsivo, dicono. Tenerla a freno è diventata un’impresa. Adesso si è fissata con i guinzagli per cani. Che cosa ci farà, poi, è un mistero.

Per adesso vi saluto, cari amici, devo portare le cucciole a spasso, ma non temete: sentirete ancora parlare dei pelosi del gattile. Promesso.

Attilio

Sonia Barsanti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in: Amore e abisso

In fondo ai suoi occhi

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Dopo un attimo di silenzio le chiese, spiazzandola:

‒ Ti sei mai pentita della scelta che hai fatto?

Lei sospirò. Si era pentita solo di una cosa: di averlo infranto ancora di più.

‒ In quel momento presi la decisione più giusta per me, e di questo non posso pentirmi, non potrò mai pentirmi. La mia coscienza mi impediva di comportarmi diversamente. Ma il prezzo è stato alto…

‒ E allora che c’è? Perché sei tornata qui? Perché non mi lasci stare, maledizione? – sbottò.

‒ Perché non dipende da me.

‒ Che vuoi dire?

‒ Lo sai benissimo ‒ ribatté mordendosi il labbro. ‒ Vorrei lasciarti in pace, vorrei sparire e lasciarti vivere la tua vita, ma…

‒ Be’, potresti farlo a questo punto. Sarebbe meglio per tutti e due. Mi sembra ch—

‒ Lo vorresti davvero? ‒ lo interruppe lei sentendo sulle spalle tutto il peso del dolore che gli aveva procurato in passato.

‒ Una parte di me sì.

‒ E l’altra?

Lui lasciò che la rabbia prendesse il sopravvento e sibilò:

‒ L’altra è morta per lasciar dormire tranquillamente la tua coscienza. Ho esaurito tutte le energie per cercare di dimenticarti, per cancellarti. Perché sei venuta qui? Avresti dovuto lasciarmi in pace.

Lei rimase paralizzata. Sentì le mani sporche di sangue e senso di colpa mentre si alzava. Avrebbe voluto dirgli quanto bene avesse ancora dentro. Avrebbe voluto distruggere la rabbia con cui la stava fulminando. Avrebbe voluto prendergli il viso tra le mani perché in fondo ai suoi occhi c’erano troppe ferite.

Sonia Barsanti

Pubblicato in: Storie di animali

Roba da gatti (capitolo 5)

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Ragazzi, i cuccioli sono nati!

Sono sette, uno diverso dall’altro, anzi, una diversa dall’altra: sono tutte femmine!

Sono messo bene, direi! Hanno una settimana di vita e già mi fanno impazzire!

Queste ultime settimane sono state un delirio!

Sofia ha avuto un travaglio lungo ed estenuante.

Anch’io ho patito le pene dell’inferno, lo giuro! Non mi sarei mai aspettato un calvario del genere. Ho passato gli ultimi giorni a fare shopping con nonna Rosina ai grandi magazzini. Vi lascio immaginare le scene.

Sofia ci ha dato la lista dell’occorrente per i cuccioli. Una lista chilometrica. Corredini, copertine, ciotoline, collarini, medagliette, piattini, tiragraffi, palline, lettierine… Insomma, una miriade di cianfrusaglie che ai miei tempi non c’erano o, perlomeno, non andavano così di moda. Comunque, per i figli questo e altro!

Mamma mia, anche oggi sono in giro per negozi con nonna Rosina! Solo per scegliere il colore delle ciotole (le ciotole dell’acqua, dico io) ci ha messo trentotto minuti e quindici secondi. L’ho cronometrata, non sto scherzando. Tra una compera e l’altra si ferma per fare un pisolino e quando si sveglia brontolava che ha troppi dolori addosso per occuparsi di scioppinghe e che alla sua età non può assentarsi troppo dal gattile…

Fatto sta che sta entrando e uscendo dai negozi con pacchi, pacchetti e borse di tutti i tipi e dimensioni felice come una bisnonna rincitrullita!

Scusate un attimo, ma l’ho perso di vista. Era proprio qui un attimo fa! Dove si sarà fermata adesso? Eccola che entra nel negozio dei collari.

Vado a vedere cosa combina.

‒ Nonna ma che fai?

‒ Eh? Questi ce li hai?

Sta guardando dei collarini con delle medagliette su cui  incidere i nomi delle mie piccolette.

‒ No, non ce li ho.

‒ Lo so! Infatti li prendiamo! Mi scusi… Vorrei sette di questi. Tutti rosa, grazie! ‒ dice rivolgendosi alla commessa la quale le chiede con garbo:

‒ Quali nomi ci incidiamo sopra, signora?

‒ Certo che li compro ora! Mica posso venire qui tutti i giorni! Che domande!

Vedo l’espressione sbalordita della commessa e intervengo per evitare spiacevoli fraintendimenti. Ormai ci sono abituato. Non tutti sanno della sordità di nonna Rosina.

‒ Scusi, lei è gentilissima. Mia nonna non sente molto bene e…

‒ No, mio caro Attilio! Non sto facendo certo delle scene! Figuriamoci se per così poco faccio delle scene, io! Però impara a portare più rispetto che sono anziana, eh! Altrimenti che educazione darai a quelle creature, eh?

‒ Non ho mica detto “scene”, nonna! Uff… non ne faccio una giusta! Mai una volta che non succeda qualcosa davanti a tutti!

‒ Sono d’accordo: il tempo darà i suoi frutti, ma devi metterci tutta la tua buona volontà. Non è mica facile, sai, crescere bene i figli! In questo mondo, poi!

La commessa nel frattempo ci guarda, sorridendo con leggero imbarazzo. Sembra avere fretta di servirci e farci uscire dal negozio. Come biasimarla?

Me ne accorgo e cerco di velocizzare i tempi.

‒ Allora, può mettere sui collarini queste iniziali, per cortesia: E di Evelina. M di Mirta. G di Giara. R di Rosmarina. N di Noce. L di Lily. Grazie!

‒ Guarda che ne hai dimenticata una, Attilio! Sono sette, non sei!

‒ Oh che dici nonna! Ti pare che mi scordi una cucciola? Non sono così inaffidabile come credi! Mi sento offeso!

‒ No, il topino di plastica non l’ho preso. Ne hanno anche troppi di giocattoli adesso! Comunque ti sei scordato un nome! Controlla a modo!

‒ Dunque… E di Evelina. M di Mirta. G di Giara. R di Rosmarina. N di Noce. L di Lily… Ops! Avevi ragione! Mi sono scordato la B di Brezza, amore di papà!

‒ E mo’ se le fa! Puoi dirlo forte! Sembra uno scaricatore di porto, quella micia! Tutta suo padre da piccolo…

‒ Sì nonna, grazie per averlo detto a tutti… Adesso però andiamo che dobbiamo tornare al gattile o Sofia ci darà per dispersi!

Sonia Barsanti

 

Pubblicato in: Mini undici

Riflessi

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Aspetto

infiniti istanti

senza perdere tempo

e nel mentre vivo

controluce.

 

Controluce

sbiadisce piano

l’ultimo riflesso

che emana lo specchio

infranto.

 

Infranto.

Resto così,

come spaccato dentro

mentre tu ancora sorridi,

ignara.

 

Ignara

come foglia

che cade giù

e, infrangendo acque intatte,

sorride.

 

 

Sonia Barsanti

Pubblicato in: Ferite

Pezzi di vita

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Vorrei che Riccardo rimanesse con noi, come ha fatto finora. So che chi lo riporta a casa ogni sera non sono io, bensì Marco.

Vorrei che lei non si fosse mai intromessa. Ha distrutto tutto con il suo visino gentile. Le notti insonni prima del matrimonio. La luna di miele in Australia. Le litigate per stupidaggini e le riappacificazioni. La noia di fare la fila tutti i sabati pomeriggio alla cassa del solito supermercato. I mercoledì dai miei, i venerdì dai suoi. Le coperte tirate dalla sua parte. La sua auto perfettamente pulita che ci porta in gita al parco divertimenti. La vacanza al lago quando il bimbo aveva appena un mese. Quella in cui mi confessò di essere l’uomo più felice e più fortunato del mondo. Non me lo aveva mai detto prima di allora, né me lo ha più detto dopo. Tutto questo sparito nel nulla. Pezzi di vita per terra e basta.

Mi sento come quei pezzi: morta.

– Mamma? – Eccolo, il mio topolino. Mi guarda serio.

Gli sorrido, cercando di nascondere, così, parte del mio viso devastato dal pianto e dall’angoscia.

– Amore! Mi hai portato il libro? Ma è stupendo! Ti piace?

Dentro sono rotta, infranta, ma cerco di essere la mamma più spensierata del mondo, quella che lui merita di avere.

– Me lo leggi?

– Certo che te lo leggo! Allora…

Le lacrime che trattengo offuscano le parole stampate e le immagini colorate sulle pagine enormi. Una parte di me è altrove, a fondo. Un’altra annaspa goffamente per restare a galla. Quella parte che adesso sta leggendo, sforzandosi di fare facce buffe ed espressioni divertenti a un bambino di cinque anni e mezzo che non dovrebbe conoscere altro se non la magia dell’infanzia.

Sonia Barsanti

(tratto dal racconto “Pirati e trenini”)

Pubblicato in: Storie di animali

Roba da gatti (capitolo 4)

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Così, io e la mia Sofia siamo in dolce attesa!

Io padre! Chi se lo sarebbe immaginato?

All’inizio ho avuto persino il dubbio che fossero proprio miei, ma mica l’ho detto a lei… Non si sa mai, con questi sbalzi di umore beccarsi una zampata tra capo e collo è un attimo!

Neanche il beneficio del dubbio… Bah, valle a capire le femmine, Attilio.

Comunque, nasceranno tra circa cinque settimane e tutti sono in fermento!

Nonna Rosina sta tenendo un corso preparto a Sofia: respirazione, autocontrollo, strategie utili insomma, per affrontare con serenità e consapevolezza quel momento. Tra allattamento, primo soccorso, cura dei cuccioli, svezzamento… Siamo pronti!

La vedo radiosa, la mia Sofia, felice come quella volta in cui, per mancanza di personale, l’ambulatorio veterinario rimase chiuso e lei saltò una visita. Anzi, molto più felice!

Ogni tanto ci sono degli intoppi, ma fa parte di questa esperienza stupenda.

Un paio di sere fa, mentre stavo ronfando appoggiato alla sua pancia, mi ha svegliato all’improvviso, miagolando.

Mi sono preoccupato e le ho chiesto:

‒ Tutto bene, tesoro?

‒ No, Attilio, non va affatto bene… Non va bene niente!

E ha cominciato a piangere come una fontana. Cercava di parlare, ma con tutti quei singhiozzi che faceva non riuscivo a capirla. Ero sconcertato, non sapevo proprio che pesci prendere.

‒ Ti fa male da qualche parte?

‒ No…

Ancora singhiozzi e lacrime.

Ero veramente agitato, non si era mai comportata così. Ho provato a passarle una pallina di gomma. Niente.

‒ Sei preoccupata per qualcosa? Dimmelo, ti prego!

‒ No, no…

E giù lacrimoni trasparenti. Non si calmava, non c’era verso. Nemmeno con il tiragraffi.

‒ Hai fatto un brutto sogno?

‒ No, no, no! Non capisci, Attilio?

Sono rimasto interdetto.

Se l’avessi capita, non le avrei di certo fatto l’interrogatorio… Ma io zitto come un topo, mica me le vado a cercare.

‒ Tesoro, bevi un goccino di latte dalla ciotola. Oh, brava, così! Brava la mia micia preferita!

Le ho accarezzato la pancia, sorridendo.

‒ E voi, tutto bene ragazzi?!

Finalmente ha iniziato a fare le fusa e si è accucciata tranquilla. Al che le ho chiesto che cosa le fosse preso. Mi ha risposto, sbuffando:

‒ Uff… Niente, Attilio, niente!

‒ Va bene, se lo dici tu…

Oh, non sono più riuscito a prendere sonno dall’ansia. Mi sono alzato per sgranchirmi un po’ le zampe quando lei mi ha strillato:

‒ Attilio! Ho voglia di una scatoletta al salmone e carote. Quella di marca, però, eh! Non quella che mi hai portato ieri!

Calmo, Attilio! Calma. Cinque settimane passano in un lampo. Dopo andrà meglio, vedrai!

Sonia Barsanti per A.S.A.V.